
Un tempo si
festeggiava il Natale in modo semplice. La
maggior parte della popolazione era costituita da
contadini la cui vita nel periodo di Natale era
molto diversa rispetto al resto dell'anno; non
c'era infatti lavoro nei campi e perciò si aveva
più tempo per trovarsi, raccontare e ricordare
mille cose sorseggiando un bicchiere di vino
caldo.
La sera della
vigilia alcune persone giravano per le vie del
paese portando una stella, cantavano e suonavano
le pastorelle e sul carro si teneva una damigiana
di vino, che veniva man mano riempita dai più
generosi.
Le donne la
sera della vigilia, con tanto amore e gioia,
preparavano il pranzo di Natale con i semplici
prodotti della terra (polli, conigli, patate).
Gli uomini
accatastavano tanta legna per il fuoco, il ceppo
più grande veniva messo a bruciare e doveva
durare per tutto il Natale.
Spesso c'era
anche la neve alta, ma tutti dovevano assistere
alla messa di mezzanotte. Il giorno di Natale,
euforici e pieni di allegria, si alzavano molto
presto e si scambiavano gli auguri , qualcuno
portava un regalo al parroco (cappone, gallina,
dolce).
A mezzogiorno
erano tutti a tavola. Il pranzo era in genere
frugale: per le famiglie più facoltose
consisteva in tortellini, cappone o gallina
ripiena e cotechino, ma molte erano però le
persone che anche quel giorno si dovevano
accontentare di un pò di latte con la polenta.
Non vi erano
illuminazione, alberi addobbati, vetrine con
strenne e regali lussuosi; solo qualche modesto
fiocco rallegrava alcuni alberi.
Nella chiesa
vi era un semplice presepio con un Gesù di
gesso: per farlo si utilizzava molto muschio, la
capanna e le montagne erano fatti di ceppi di
legno, carta e frasche, le strade erano
realizzate con sassolini oppure con farina
gialla, le poche statuine erano di gesso e
cartapesta, piccole e semplici (ora qualcuna di
queste si può trovare nei mercatini dell'
antiquariato); il presepio era tutto spruzzato di
farina bianca e ricordava un paesino di montagna.
Anche l'
arrivo dei Magi era festeggiato con semplicità.
Per l'Epifania i fedeli dopo aver assistito alla
messa e alle funzioni partecipavano alla
processione dei re Magi.
Era tradizione
fare per tale ricorrenza,o nella sera di San
Silvestro, un grande falò detto
"buriel".
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Il Natale
presenta tutti i caratteri e le manifestazioni
dei giorni che segnano l' inizio di un ciclo
annuale.
Periodo
preparatorio è la "novena di Natale"
che in Sicilia viene allietata dai ciaramiddari
(suonatori di cennamella).
Originario
carattere purificatorio ha il cenone della
vigilia di Natale, tutto di "magro" a
cominciare dal capitone che a Roma si vende per
tradizione al portico di Ottavia, ma ha
soprattutto significato di affratellamento e di
amicizia.
Nella più
antica tradizione popolare, il centro della festa
è però costituito dal ceppo. Nell' accensione
del ceppo, che rimane sul focolare fino a
Capodanno, si fondono due elementi propiziatori:
il valore del fuoco, immagine del sole, e il
simbolico consumarsi del vecchio anno con tutto
ciò che di male vi si era accumulato.
Anticamente a
Genova, il ceppo natalizio veniva offerto al Doge
dalle genti della montagna in una pittoresca
cerimonia pubblica chiamata col bellissimo nome
di "confuoco", il Doge poi versava sul
tronco vino e confetti tra la gioia dei presenti.
San Bernardino
invece si scagliava sia contro chi buttava vino
sul ceppo, o si serviva del ceppo per scongiurare
le tempeste.
Entrambe gli
usi si sono conservati in Abruzzo fino ai tempi
moderni. In Puglia si crede che l' accensione del
ceppo simboleggi la distruzione del peccato
originale.
Alcuni
spiegano l' aspersione col vino, col ricordo del
sangue di Cristo.
A Polena, in
Abruzzo, si mettono ad ardere tredici piccoli
legni "in memoria di Cristo e degli
apostoli".
A Isernia il
capo di casa benedice il ceppo con l' acqua
santa, mentre i familiari gridano "viva
Gesù".
Nella notte di
Natale si crede avvengano prodigi e incantesimi,
e che solo in essa si possano trasmettere segreti
e scongiuri per guarire gravi malattie.
Secondo
un'antica tradizione chi nasce in quella notte
diventa lupo mannaro, perchè essa è riservata
per l' eternità alla nascita di Gesù, e chi osa
violarla viene così punito.
Tra le
credenze positive vi è quello che l' acqua
attinta alle fontane a mezzanotte e in perfetto
silenzio ("acqua muta") rechi benessere
e ricchezza.
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E' credenza
antichissima e molto diffusa che nei giorni d'
inizio di un ciclo annuale tutte le forze
soprannaturali acquistino una potenza
straordinaria, talvolta soltanto nell' attimo di
tale inizio, cioè, a mezzanotte in punto.
Tra queste
forze soprannaturali è inclusa la fortuna: e
così la sera della vigilia di Natale o di
Capodanno le buone famiglie se ne stanno a tavola
a giocare a tombola, ormai per semplice
passatempo; pochi sanno che alla base di tale
consuetudine sta l'antica usanza di trarre l'
oroscopo proprio in quella notte.
In particolare
le ragazze nelle notti di Natale o di Capodanno
traevano gli auspici per un prossimo matrimonio.
Anche quando
si mangiano i marrons glacés, il torrone, i
confetti o altri dolci fatti con mandorle o con
nocciole, non si pensa affatto alla antica
credenza che ciò favorisca la nascita della
prole e la fecondità della terra.
Nè molti
pensano che, quando mangiano il panettone, i
chicchi di uva passa che vi trovano dentro,
richiamando l' immagine delle monete d'oro,
recheranno loro la ricchezza.
Solo le
lenticchie di Capodanno conservano memoria delle
antiche credenze sui rapporti tra il cibo e la
sorte.
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