VANGELO APOCRIFO DELLO
PSEUDO-MATTEO
Nascita di Gesù. Dopo un
certo periodo accadde che si facesse un censimento a
motivo di un editto di Cesare Augusto, e tutta la terra
si fece iscrivere, ognuno nella sua patria. Questo
censimento fu fatto dal preside della Siria, Cirino. Fu
dunque necessario che Giuseppe, con Maria, si facesse
iscrivere a Betlemme, poiché Giuseppe e Maria erano di
qui, della tribù di Giuda e della casata di Davide.
Mentre Giuseppe e Maria camminavano lungo la strada che
conduce a Betlemme, Maria disse a Giuseppe: "Vedo
davanti a me due popoli, uno piange e l'altro è
contento". Giuseppe le rispose: "Stattene
seduta sul tuo giumento e non dire parole
superflue". Apparve poi davanti a loro un bel
giovane vestito di abito bianco, e disse a Giuseppe:
"Perché hai detto che erano parole superflue quelle
dette da Maria a proposito dei due popoli? Vide infatti
il popolo giudaico piangere, essendosi allontanato dal
suo Dio, e il popolo pagano gioire, perché oramai si è
accostato e avvicinato al Signore, secondo quanto aveva
promesso ai padri nostri Abramo, Isacco, e Giacobbe:
difatti, è giunto il tempo nel quale, nella discendenza
di Abramo, è concessa la benedizione a tutte le
genti".
Ciò detto, l'angelo ordinò di fermare il giumento,
essendo giunto il tempo di partorire; comandò poi alla
beata Maria di discendere dall'animale e di entrare in
una grotta sotto una caverna nella quale non entrava mai
la luce ma c'erano sempre tenebre, non potendo ricevere
la luce del giorno. Allorché la beata Maria entrò in
essa, tutta si illuminò di splendore quasi fosse l'ora
sesta del giorno. La luce divina illuminò la grotta in
modo tale che né di giorno né di notte, fino a quando
vi rimase la beata Maria, la luce non mancò. Qui generò
un maschio, circondata dagli angeli mentre nasceva.
Quando nacque stette ritto sui suoi piedi, ed essi lo
adorarono dicendo: "Gloria a Dio nel più alto dei
cieli e pace in terra agli uomini di buona
volontà".
Era infatti giunta la nascita del Signore, e Giuseppe era
andato alla ricerca di ostetriche. Trovatele, ritornò
alla grotta e trovò Maria con il bambino che aveva
generato. Giuseppe disse alla beata Maria: "Ti ho
condotto le ostetriche Zelomi e Salome, rimaste davanti
all'ingresso della grotta non osando entrare qui a motivo
del grande splendore". A queste parole la beata
Maria sorrise. Giuseppe le disse: "Non sorridere, ma
sii prudente, lasciati visitare affinché vedano se, per
caso, tu abbia bisogno di qualche cura". Allora
ordinò loro di entrare. Entrò Zelomi; Salome non
entrò. Zelomi disse a Maria: "Permettimi di
toccarti". Dopo che lei si lasciò esaminare,
l'ostetrica esclamò a gran voce dicendo: "Signore,
Signore grande, abbi pietà. Mai si è udito né mai si
è sospettato che le mammelle possano essere piene di
latte perché è nato un maschio, e la madre sia rimasta
vergine. Sul neonato non vi à alcuna macchia di sangue e
la partoriente non ha sentito dolore alcuno. Ha concepito
vergine, vergine ha generato e vergine è rimasta".
All'udire questa voce, Salome disse: "Permetti che
ti tocchi e sperimenti se è vero quanto disse
Zelomi". Dopo che la beata Maria concesse di
lasciarsi toccare, Salome mise la sua mano. Ma quando
ritrasse la mano che aveva toccato, la mano inaridì e
per il grande dolore incominciò a piangere e ad
angustiarsi disperatamente gridando: "Signore Dio,
tu sai che io ti ho temuto sempre, e ho curato i poveri
senza ricompensa, non ho mai preso nulla dalle vedove e
dall'orfano, e il bisognoso non l'ho mai lasciato andare
via da me a mani vuote. Ma ora eccomi diventata
miserabile a motivo della mia incredulità, perché
volli, senza motivo, provare la tua vergine".
Mentre così parlava apparve a fianco di lei un giovane
di grande splendore, e le disse: "Avvicinati al
bambino, adoralo, toccalo con la tua mano ed egli ti
salverà: egli infatti è il Salvatore del mondo e di
tutti coloro che in lui sperano". Subito lei si
avvicinò al bambino e, adorandolo, toccò un lembo dei
panni nei quali era avvolto, e subito la sua mano guari.
Uscendo fuori incominciò a gridare le cose mirabili che
aveva visto e sperimentato, e come era stata guarita;
molti credettero a causa della sua predicazione.
Anche i pastori di pecore asserivano di avere visto degli
angeli che, nel cuore della notte, cantavano un inno,
lodavano il Dio del cielo e dicevano che era nato il
Salvatore di tutti, che è Cristo Signore, nel quale
sarà ridata la salvezza a Israele.
Una enorme stella splendeva dalla sera al mattino sopra
la grotta; così grande non si era mai vista dalla
creazione del mondo. I profeti che erano a Gerusalemme
dicevano che questa stella segnalava la nascita di
Cristo, che avrebbe realizzato la promessa fatta non solo
a Israele, ma anche a tutte le genti.
Tre giorni dopo la nascita del Signore nostro Gesù
Cristo, la beatissima Maria uscì dalla grotta ed entrò
in una stalla, depose il bambino in una mangiatoia, ove
il bue e l'asino l'adorarono. Si adempì allora quanto
era stato detto dal profeta Isaia, con le parole:
"il bue riconobbe il suo padrone, e l'asino la
mangiatoia del suo signore". Gli stessi animali, il
bue e l'asino, lo avevano in mezzo a loro e lo adoravano
di continuo. Si adempì allora quanto era stato detto dal
profeta Abacuc, con le parole: "Ti farai conoscere
in mezzo a due animali".
Giuseppe con Maria, rimase nello stesso luogo per tre
giorni.
il sesto giorno entrarono in Betlemme, dove passarono il
giorno settimo. lottavo giorno circoncisero il
bambino e gli diedero nome "Gesù", come era
stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito.
Terminati i giorni della purificazione di Maria, secondo
la Legge di Mosè, Giuseppe condusse il bambino al tempio
del Signore. Quando il bambino ricevette la
"peritomè" ("peritomo" significa
circoncisione), offrirono un paio di tortore o due
piccini di colombe.
Nel tempio c era un certo uomo di Dio, perfetto e giusto,
di nome Simeone, di anni centododici. Questi aveva
ricevuto da Dio là promessa che non avrebbe gustato la
morte senza avere prima visto, vivo in carne, il Cristo
figlio di Dio. Visto il bambino, egli esclamò a gran
voce: "Dio visitò il suo popolo, e il Signore
adempì la sua promessa". E subito l'adorò. Dopo lo
prese nel suo mantello e baciando i suoi piedi, disse:
"Ora, o Signore, lascia andare in pace il tuo servo
poiché i miei occhi videro la tua salvezza che hai
preparato al cospetto di tutti i popoli, luce per
illuminare le genti, e gloria del tuo popolo,
Israele".
Nel tempio c'era pure la profetessa di nome Anna, figlia
di Fanuel, della tribù di Ase che aveva vissuto con suo
marito sette anni dalla sua verginità: ed era vedova
già da ottantaquattro anni. Non si era mai allontanata
dal tempio del Signore, ed era dedita a digiuni e
preghiere. Anche lei adorò il bambino affermando che in
lui c'è la redenzione del mondo.
I magi e la fuga in Egitto. Trascorso il secondo anno,
dei magi vennero dall'Oriente a Gerusalemme portando
grandi doni. E subito interrogarono i Giudei, dicendo:
"Dov'è il re che vi e nato? In Oriente infatti
abbiamo visto la sua stella e siamo venuti ad
adorarlo". Questa voce giunse al re Erode e lo
spaventò così tanto che radunò scribi, farisei e
dottori del popolo per interrogarli dove, secondo i
profeti, sarebbe nato Cristo. Essi risposero: "In
Betlemme di Giuda. Sta scritto infatti: "E tu,
Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la più piccola
tra i principi di Giuda. Da te, invero, nascerà il duce
che reggerà il mio popolo Israele"". Erode
allora convocò i magi presso di sé e da loro indagò
diligentemente quando era apparsa ad essi la stella.
Mandandoli poi in Betlemme, disse: "Andate e
informatevi diligentemente sul bambino. Quando lo
troverete, fatemelo sapere affinché anch'io venga ad
adorarlo".
Mentre i magi se ne andavano, per la strada apparve loro
la stella che, precedendoli fino a quando giunsero ove
era il bambino, fu quasi la loro guida. Vedendo la
stella, i magi si rallegrarono con grande gioia e,
entrati nella casa, trovarono il bambino Gesù seduto sul
grembo di sua madre. Aprirono allora i loro tesori e
regalarono grandi doni alla beata Maria e a Giuseppe. Al
bambino poi offrirono ciascuno una moneta d'oro; così
pure uno offri oro, un altro incenso, il terzo mirra.
Volevano ritornare dal re Erode, ma in sonno furono
avvertiti da un angelo di non ritornare da Erode. Per
un'altra strada se ne ritornarono nella loro regione.
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