QUANDO VENDETTERO IL NATALE
di Enrico Maria
Ferrari
Me lo ricordo bene il Natale di
quell'anno, io ero ancora un ragazzo ma certe cose non si
scordano.
Come al solito lo Spirito Natalizio arrivò ben presto,
mi pare l'11 Novembre quell'anno, annunciato dagli spot
del Panettone Bauli che riuscì a fregare sul tempo
Motta. Cominciarono quindi i preparativi, i negozianti si
affrettarono a spolverare i resti di magazzino per
preparare le novità di Natale, le agenzie aumentarono i
prezzi delle grandiose offerte sconto per un Natale alle
Maldive e le signore ripulirono le loro pellicce ancora
imbrattate dal sugo di pomodoro che si erano tirate
addosso lo scorso anno per auto-protesta contro
l'"inutile strage", molte macchie non andavano
via ma pazienza, si trattava di indossarle fino al 7
gennaio, data in cui avevano deciso di auto-protestare
buttandosi addosso del sugo di pomodoro.
Tutti indistintamente proclamarono di voler fare regali
intelligenti e utili e difatti aumentarono a dismisura la
vendita di spremi-cipolle elettronici e di rasoi per i
peli del naso. Un'abile campagna pubblicitaria convinse
milioni di italiani che era indispensabile comprare
Linda, la perfetta spazzola per lavare un cavallo. In
famiglia lo zio Ernesto si confuse molto e credendo di
comprare una cosa intelligente prese l'ultimo libro di
Sgarbi.
Arrivarono i poveri zampognari per suonare nelle vie del
centro e raccogliere qualche elemosina, i più perfidi
estorcevano i soldi con ricatti musicali:" O mi dai
mille lire o ti suono Toto Cotugno". Alla sera
facevano ritorno alle loro povere case e in effetti a
quell'ora si notava sempre un aumento del traffico di
Mercedes.
L'imperativo era:" essere più buoni" e tutti
fummo molto buoni. Gli automobilisti si scambiavano
insulti su cartoncini colorati e i tifosi allo stadio si
picchiavano cantando "Santo Natale", gli
scippatori lasciavano un fiore alle signore derubate.
Innumerevoli come al solito le cene di beneficenza e i
poveri andarono a ruba, tutti se li accaparravano a suon
di milioni e fino al 26 non se ne riuscì a trovarne più
uno.
Per amore dell'ecologia non si comprò più l'albero di
Natale, al suo posto se ne costruiva uno di cemento, i
più ricchi si facevano costruire il loro albero in
giardino da una squadra di operai , di gran moda divenne
regalare "Fai da te il tuo albero di Natale"
che consisteva in un sacco dell'Italcementi.
Il Papa invece del solito abete gigantesco fece costruire
in Piazza San Pietro una torre panoramica di 30 metri con
chiesa rotante in cima.
Gli italiani si dimostrarono sensibili ai problemi
dell'ecologia ed infatti rimase invenduto il tacchino:
curiosamente il 28 Dicembre il pollo fu dichiarato specie
in estinzione.
Partì quindi la corsa all'augurio, da fare a voce, per
posta ma soprattutto per telefono: il traffico telefonico
fu intensissimo, tanto che il 29 Dicembre tutti gli
abbonati italiani ricevettero un cartoncino d'argento
bordato d'oro sul quale c'era scritto:" LA SIP
SENTITAMENTE RINGRAZIA, LE RICORDIAMO LE PROSSIME
FESTIVITA' " seguiva un elenco di 52 date con
ricorrenze inesistenti.
Molti preferirono comunque spedire gli auguri per posta,
mia madre mandò un cartoncino con scritto "Buon
Natale e felice 2015", allegando un fossile e altri
regali non deperibili negli anni.
La sera del 24 ci furono i festeggiamenti di rito, il
Papa celebrò la Messa in 56 lingue, gli unici che
stettero a sentirle tutte furono i leghisti che sperarono
fino all'ultimo di sentirla in milanese. Il Presidente
delle Repubblica fece un discorso alla Nazione e disse
che s'impegnava personalmente a garantire democrazia e
onestà per tutti, i mafiosi brindarono felici.
Poi il 26 accadde quello che tutti sappiamo: Agnelli
annunciò che la campagna promozionale natalizia Fiat era
andata così bene che aveva deciso di prolungarla
acquistando i diritti sul Natale e proclamandolo festa
nazionale ogni due settimane. Dopo le prime incertezze ci
adeguammo di buon grado, fa piacere ricevere un regalo
ogni quindici giorni, l'unica cosa è che mi sono stufato
di dover mangiare il panettone anche il 10 di Agosto.
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