da "IN
RISAIA"
della "Marchesa
Colombi"
La domenica tornò Pietro, e la sera nella
stalla disse che per tutta la novena di Natale non
andrebbe piú a fare trasporti, e lavorerebbe nell'orto.
- Sarebbe ben meglio - disse Nanna, - che tu stessi a
casa sempre.
- Perché? - domandò Pietro.
- Perché... perché... via il gatto i sorci ballano. - E
gli occhi delle due cognate s'incontrarono. Rosetta, che
aveva sulla coscienza la storia del paniere, e la
speranza con cui l'aveva messo alla finestra, s'affrettò
a parare il colpo.
- Sí; ne abbiamo fatte delle nostre questa settimana -
disse al marito. - Nanna ed io abbiamo messo fuori il
paniere per Santa Lucia.
- E Santa Lucia ha rubato la pezzuola di Rosetta -
aggiunse Nanna.
- Ma l'ho riavuta, sai. Era sulla siepe dell'orto.
Pietro guardava sospettosamente le due donne. Capiva che
Nanna aveva l'intenzione di accusare sua moglie. Ma di
che? Forse aveva ricevuta una strenna? Egli domandò col
cuore serrato:
- E cosa ci avete trovato nel paniere?
- Nulla - disse Rosetta - M'è rincresciuto assai di
trovarlo vuoto.
- Cosa ti aspettavi di trovarci? Lo spillo della
salumaia? - domandò Nanna con ironia.
Gaudenzio, che aveva scoperto studiando Rosetta ch'ella
non sapeva nulla dello spillo dato e respinto, a quella
parole di Nanna si confermò nel sospetto già concepito
contro di lei.
Rosetta invece non indovinò la cosa, e colse l'occasione
per insidiare al marito l'idea di quel dono.
- Lo spillo non me lo potevo aspettare - disse - perché
Pietro era fuori.
- Ma che! - gridò Maddalena spaventata per la seconda
volta da quel pensiero ruinoso. - Quand'anche fosse stato
qui, Pietro non avrebbe potuto fare una spesa simile.
- Che cosa ne sapete voi, se posso o se non posso? -
rispose con impeto Pietro, a cui aveva fatto piacere il
sentire che la moglie aspettava il gioiello desiderato
solamente da lui. Ma dopo quella risposta si vergognò
d'aver osato dir tanto, ed uscí dalla stalla.
Allora Gaudenzio prese il suo posto.
- A Novara - disse - per Natale si mette fuori dalla
finestra una scarpa. Ed allora è il Bambino che porta la
strenna.- Io non metto fuori piú nulla - rispose
Rosetta.
- Provate. Non avete udito, che Pietro non si sgomenta
del prezzo di quello spillo? Date retta. Mettete fuori lo
zoccolo. Chissà che lo spillo non venga. - E vedendo che
le vecchie parlavano tra loro soggiunse a bassa voce:
- O dal vostro uomo, o da... Gesù bambino - concluse
incontrando lo sguardo di Nanna.
Egli stava in guardia, ora che la sapeva informata di
tutto; ma tuttavia persisteva a voler fare il suo dono a
dispetto di lei. Faceva a fidanza sull'ambizione di
Rosetta e sulle proprie attrattive.
- Si vede che le piaccio. Sfido! Accetterà lo spillo, ed
inventerà una zia, una parente qualunque per dire che
gliel'ha regalato, e per poterlo portare. Le donne sono
tutte cosí. Un gioiello ed un bell'uomo, e addio virtú.
Nanna dal canto suo, aveva bisogno che quel dono si
facesse, per servirsene di arma contro la cognata; e
lasciava fare fingendo di non avvedersi di nulla.
- Sí - disse; - metteremo fuori i nostri zoccoli. Questa
volta ci starà anche Lucietta. Lei che è piú giovane
ci porterà fortuna.
Poco dopo uscí dalla stalla per andare a coricarsi.
Pietro era seduto sulla trave nel cortile. Egli le
domandò:
- Si va a dormire?
- Io ci vado - rispose Nanna. - Non ho nessuno che mi
faccia la corte io. - Ed entrò in cucina, e di là nel
forno, poi nella sua stanza, lasciando il fratello con
una spina di piú nel cuore.
Poco dopo la raggiunse Lucia che, dacché Pietro era a
casa, dormiva con lei. La bimba era tutta esaltata da
quell'idea della strenna.
- Gli zoccoli si distinguono meglio dei panieri - diceva.
- I miei sono verdi; i tuoi sono neri lucidi; e quelli di
Rosetta sono rossi a fiori gialli. Non si possono
confondere.
La vigilia di Natale, Nanna disse a Maddalena:
- Mamma, me la lasciate fare a me la torta per domani?
- Possiamo farla insieme.
- No; lasciate che la faccia io, mentre gli uomini
saranno fuori per la messa della mezzanotte. Mi piace di
stare alzata la sera di Natale, finché suonano le
campane. Debbo dire delle orazioni lunghe.
Maddalena non fece altre difficoltà.
La sera andarono prestissimo nella stalla. Quasi subito
giunse Gaudenzio. Gli uomini dovevano recarsi insieme
all'osteria, e di là alla messa della mezzanotte.
Lucia cinguettò tutta la sera di zoccoli e di strenne.
Rosetta non osava parlare. Gli occhi del marito erano
intenti su di lei, e dopo la piccola scherma di parole
sostenuta colla cognata per l'affare della pezzuola, la
povera sposa era sempre impaurita.
Non aveva nulla di grave da rimproverarsi. Tra lei e
Gaudenzio non esisteva nessuna intimità. Ma sentiva di
volergli bene piú che non dovesse; si conosceva debole
accanto a lui; aveva capita la sua intenzione di
regalarle lo spillo, e non aveva il coraggio di
respingerlo. E tutto codesto la turbava, e la faceva
tremare dinanzi al marito come una colpevole.
Ed il marito s'era fatto piú cupo. Il suo sguardo era
pieno di sospetti e di misteri.
Prima delle dieci gli uomini si alzarono per uscire.
- Dunque lo zoccolo? Lo metterete fuori? - disse
Gaudenzio senza rivolgersi particolarmente a Rosetta
perché si sentiva vigilato da Pietro.
- Sí - disse Lucia con entusiasmo.
- Sí - disse Nanna fingendo la stessa animazione.
Rosetta non disse nulla. Gaudenzio non poteva decidersi
ad uscire. Pietro s'avviò pel primo; ma si fermò
sull'uscio nell'oscurità. Gaudenzio, che lo credette nel
cortile profittò del momento per accostarsi a Rosetta
dondolandosi sui fianchi e canticchiando:
Va là va là Pepin...
- L'avete a mettere fuori anche voi lo zoccolo -
sussurrò. E s'avviò per uscire riprendendo la sconcia
canzone.
Nanna che era accanto alla porta udí un sospiro
represso, e vide Pietro che s'allontanava soltanto in
quel momento, affrettandosi prima che Gaudenzio giungesse
alla porta.
- Bene - pensò. - Sospetta già qualche cosa. Mi sarà
piú facile aprirgli gli occhi - e gli tenne dietro collo
sguardo, e lo vide che se ne andava con passo lento, a
capo chino, in atto di profondo scoraggiamento.
In quel momento tutto il passato di quel fratello,
timido, amoroso e buono, le passò nella mente come una
visione. La sua ammirazione infantile per lei, la
spontaneità con cui s'era offerto d'andare nelle risaie
per aiutarla a guadagnarsi l'argento, le cure che le
aveva prestate nella sua malattia lontana da casa,
l'offerta generosa di rifarle il letto nuziale co' suoi
risparmi. E provò una fitta al cuore pensando al dolore
che si disponeva a recargli. Ma tutto codesto passò in
un lampo. Il tempo che Gaudenzio impiegò a traversare la
stalla. Rosetta usciva anch'essa. Senza interrompere la
sua canzone, quando furono nel buio della porta,
Gaudenzio allungò un braccio, prese Rosetta per la vita
e la strinse forte, gridando a squarciagola:
Te gh'et la donna bella
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Poi se ne andò cantando sempre, senza avvedersi di Nanna
che era celata nell'oscurità.
Quell'abbraccio fece dileguare nel cuore geloso della
fanciulla tutta la pietà pel fratello.
- Non sono io che gli faccio del male - diceva tra sé. -
È questa scostumata di bellezza che si è tirata in
casa. Sarà il dolore di un minuto; come strappare un
dente. E poi quando l'avrà rimandata ai suoi parenti
vivrà tranquillo con noi, e non avrà piú dispiaceri,
ed io non avrò piú umiliazioni. Infine quello che
faccio, lo faccio pel suo bene.
Ed uscí dall'ombra, e si diresse verso la cucina.
Rosetta si voltò al rumore degli zoccoli, vide che Nanna
era dietro a lei, e capí che aveva assistito a quella
scena di cui era ancora tutta agitata.
In cucina Rosetta, impaziente di ritirarsi nella sua
stanza, prese la lucerna che era sulla tavola. Nanna le
si accostò per accendere la sua. La luce le rischiarò
tutte e due in volto. Nanna fissò la cognata negli
occhi; questa li abbassò. Si sentiva scrutata fin in
fondo al cuore. Arrossí vivamente e salí in fretta
nella sua camera. Ma Lucia la seguí gridando:
- Dammi lo zoccolo.
- No, lascia.
- Sí, me lo devi dare. Sai pure che Gaudenzio ha
raccomandato di metterlo tutte e tre. Via, sii buona,
dammelo.
E la piccina corse alla cassa, ne tolse uno zoccolo da
festa rosso a fiori gialli, e fuggí tenendo in alto la
sua conquista col braccio disteso.
- Quella ragazza è innamorata - pensava Rosetta. - Si
figura che Gaudenzio le voglia bene; ed egli fa la corte
a me che sono maritata. Oh santo Dio! E nell'ottava di
Natale bisognerà andare a confessarsi. Cosa ho da fare
io? Non me lo posso cacciare via dal cuore, cosí come
una mosca. Io non ci ho colpa. Non ho fatto nulla per
volergli bene. È venuto da sé. Oh, se Pietro fosse un
altro uomo! - Intanto la bimba proseguiva allegramente la
sua raccolta. Scese, entrò nella stanza di Nanna, prese
lo zoccolo nero lucido; poi aperse il fagotto che le
teneva luogo di valigia, cavò fuori il suo zoccoletto
verde, piccino piccino, e corse in cucina a schierarli
sulla finestra.
- Guarda, Nanna, come stanno bene. Ci batte sopra la
luna. Si distinguono perfettamente. Il Bambino non può
sbagliare.
- Bene - disse Nanna. - Ora va a coricarti, se vuoi avere
la strenna. Il Bambino non vuol essere veduto.
- Síí! Il Bambino! È un bambino grande, quello... -
rispose la fanciulletta con malizia; e si ritirò ridendo
nella camera di Nanna, e si cacciò in letto, e fu ben
presto rapita in sogni deliziosi di strenne, di fiori
d'argento, d'amori, di nozze.
Nanna rimase sola, e s'affrettò a porre le mani in pasta
per la torta del Natale. Era agitata, convulsa. Le
sanguinava ancora il cuore ogni volta che si ricordava
quel gomitolo, ed il modo indegno con cui s'era cercato
d'illuderla per farsi beffe di lei, in omaggio alla
cognata. E lo ricordava sempre.
- A questo modo non si va avanti - pensava. E ripeteva in
sé stessa molte considerazioni sull'onore della
famiglia, sulla pace del fratello; e si forzava di
persuadersi che la cognata fosse una grande colpevole,
per rinfrancarsi nei suoi propositi vendicativi, e per
vincere un vago sgomento che l'assaliva all'idea della
catastrofe che stava per suscitare.
Quella torta dovette riescire soffice come una spugna,
grazie all'energia febbrile con cui Nanna maneggiò la
pasta, stirandola, battendola, ravvoltolandola in tutti i
sensi.
Finalmente suonarono le undici e mezza:
- A momenti sarà qui - pensò Nanna. - Porterà la sua
strenna prima della messa, per dar tempo a Rosetta di
pigliarla avanti che torni Pietro. Ma non la piglierà.
Ci sarò io prima di lei a raccogliere il fiore. E la
bellezza dovrà spiegare a suo marito da che parte viene.
Ed intanto stese la torta rapidamente, l'arrotondò,
v'impresse col dito tante piccole fossette, la spolverò
di zuccaro; poi si lavò le mani, e si pose in ascolto
dietro la finestra del forno.
Gaudenzio era già entrato nella siepe. Nanna lo seguí
coll'occhio fino alla finestra accanto, ed il suo cuore
balzava come quando era stata presa dal tifo.
Questa volta non si affrettò ad aprir l'uscio e guizzare
in cucina. Sapeva già cosa potrebbe trovare, e non
voleva respingere nulla. Dal canto suo Gaudenzio, dopo
aver deposto qualche cosa negli zoccoli, non ebbe premura
di allontanarsi. Voleva vedere se gli respingerebbero il
dono come l'altra volta. Si pose nell'ombra presso il
muro tra le due finestre, ed aspettò.
Nanna udiva il respiro affannoso del carrettiere traverso
le gelosie, e reprimeva con fatica il suo. Quei due cuori
battevano collo stesso impeto, nel silenzio della notte,
soli, ad un passo l'uno dall'altro; ma fra i sentimenti
che li agitavano c'era un abisso; dall'odio all'amore.
- Se non se ne andasse! - pensò Nanna. Ed un momento
vide rovinare tutti i suoi progetti.
Aspettò ancora alcuni minuti. Un tempo infinito per la
sua impazienza angosciosa, poi s'udí scoccare il primo
segno della messa. Tese l'orecchio, ma il suono della
campana le impediva di udire se Gaudenzio si movesse.
- Pure alla messa ci deve andare - pensò. - Pietro lo
aspetta, non mancherà.
In quella una figura alta uscí dall'ombra della casa, e
s'avviò rapidamente traverso l'orto alla siepe. Nanna
aveva indovinato. L'innamorato correva alla messa per non
destare sospetti nel marito colla sua assenza. Ella
stette a guardare quel portamento baldanzoso, quel
cappello sull'orecchio, finché la grande ombra ebbe
varcata la siepe. Poi si nascose il volto fra le mani, e
rimase a lungo assorta ne' suoi pensieri d'odio, di
vendetta.
Suonò l'ultimo segno della messa.
- Che Natale, mio Dio! - mormorò Nanna. - Ho mai avuto
tanto veleno nel cuore. Che cosa ho fatto per essere
disprezzata, avvilita, come sono? Ma è venuta la mia
volta. Li avvilirò anche loro e resterò io la padrona
di casa.
La campana tacque e s'udí un passo lento avanzarsi verso
il cortile dalla parte del viale.
Nanna balzò in cucina, nell'idea di impadronirsi dello
zoccolo di Rosetta, e portarlo nella sua stanza, per
presentarlo poi la mattina alla cognata dinanzi al
marito, e dirle:
- Ecco la strenna che ho trovato nel tuo zoccolo, chi ce
l'ha posta?
Si alzò sulla punta dei piedi aggrappandosi al davanzale
della finestra, e guardò. Il suo zoccolo e quello della
bimba erano pieni di chicchi; ne uscivano le carte
frastagliate. Questa volta l'avevano trattata bene anche
lei. Non s'era voluto irritarla. Nello zoccolo rosso e
giallo di Rosetta, c'era ancora il famoso fiore in
filigrana.
Nanna alzò la mano per pigliarlo, ma in quella l'uscio
della cucina venne aperto, ed entrò Pietro.
Rimase confuso al vedere la sorella là accanto alla
finestra.
Anche Nanna fu turbata sulle prime. Non si aspettava
quella venuta improvvisa, e non era preparata a fare sul
momento la sua terribile rivelazione.
Esitò un minuto; poi il suo cattivo genio le suggerí
questo pensiero perfido:
- È il Signore che lo manda perché io gli apra gli
occhi. - E disse forte:
- Stavo guardando gli zoccoli...
Gli occhi di Pietro esprimevano una paurosa ansietà.
Fece un passo verso la finestra, ma non osò andare
innanzi. Si vergognava, colla sorella invidiosa, della
galanteria che voleva fare alla moglie. Nella sua
timidezza morbosa, sentí il bisogno di scusarsi.
- Ho portato lo spillo per quella donna, che ne ha tanta
voglia - disse senza guardare la sorella, e mettendo
sulla tavola un involtino leggero. Il piú difficile era
detto.
Nanna si fece pallida di rabbia; ma Pietro senza darle
tempo di parlare continuò a scusare quella gentilezza
coniugale:
- Sono sempre troppo asciutto con lei! Le metto
soggezione, e non so farmi voler bene... Dacché questo
fiore le fa piacere... Non mi è poi costato tanto.
E continuava ad attorcigliare la carta dell'involto
intorno al gambo del fiore, ed a tenerci intenti gli
occhi, che non osava alzare per timore di scontrare
quelli di Nanna.
Era ansioso di mettere il fiore nello zoccolo e di
assicurarsi se Gaudenzio non l'aveva prevenuto. E
tuttavia, intimidito dalla presenza della sorella,
rimaneva là seduto sulla panca presso la tavola. Neppure
quel dubbio orrendo che aveva nel cuore poteva fargli
vincere la debolezza della sua natura fiacca.
- Ecco com'è amata quella sguaiata! - pensava Nanna. -
È lí annientato per lei. Piú maltratta gli uomini, e
piú l'adorano. Io non sono piú nulla dacché è entrata
in casa. Babbo, mamma, fratello, amanti, sono tutti per
lei. Ah! Se potessi schiacciarla!
E nell'esasperazione del suo cuore invidioso attinse il
coraggio feroce di dire a quel povero uomo:
- Sei giunto tardi; ce n'è già un altro fiore.
Un grido disperato, straziante, uscí dal petto di
Pietro, e finí in un singulto che lo scosse tutto.
Si coperse il volto colle mani, e singhiozzò
disperatamente:
- Ah! Lo sapevo che sono di troppo a questo mondo! - Ed
era tutto tremante e convulso, mentre stringeva qualche
cosa nella tasca del farsetto. Poi si alzò, e si avviò
verso l'uscio.
Nanna fu atterrita. In quel momento soltanto vide tutta
l'enormità dell'azione che stava per commettere, lo
scioglimento orribile che potrebbe avere. Ella aveva
pensato soltanto a quanto desiderava lei. Ma ora vedeva
che un marito innamorato e tradito non si limita a
rimandare la moglie, ed a vivere tranquillamente co'
parenti. È una parte della sua vita che si stacca da
lui. I parenti non sono nulla dinanzi a tanto dolore.
Le si affacciò agli occhi una scena di sangue di cui
s'era parlato a lungo pochi mesi prima. Un marito geloso
del proprio fratello l'aveva ucciso, poi aveva uccisa la
moglie.
Pietro nella sua profonda umiltà non avrebbe cercato di
punire nessuno. Ma avrebbe ucciso sé stesso. Nanna lo
indovinò dalla sua disperazione; e tutte le passioni
ignobili che l'avevano esaltata si dileguarono dinanzi a
quella paura.
Tutto questo le passò come un lampo nella mente e nel
cuore e, prima che avesse tempo di fare un atto o di dir
nulla, una parola di Pietro la confermò nel suo pauroso
sospetto. Egli si voltò nell'atto di aprir l'uscio e le
disse:
- Nanna, abbi cura dei nostri poveri vecchi!
- Pietro, dove vai? Cosa pensi? - gridò Nanna correndo a
lui.
- Eh! A nulla; va là - disse Pietro respingendola; e poi
sussurrò: - È meglio finirla che vivere a questo modo.
Nanna ebbe bisogno in quel momento di tutta la forza del
suo carattere concentrato ed energico. Capí che le
suppliche non avrebbero giovato a nulla su quella natura
selvatica. Bisognava distruggere il sospetto geloso
ch'ella stessa aveva suscitato con tanta perfidia. Non
c'era altro mezzo per combattere la risoluzione di
Pietro. Fece violenza all'angoscia che aveva di dentro, e
si pose a ridere sguaiatamente.
- Ah grullo! Ci sei cascato! Ora lo so che sei geloso. Ah
grullo! Ah! Ah! Ah!
Pietro si fermò a guardarla colla bocca aperta e gli
occhi sbarrati dallo stupore. L'eccitazione nervosa di
Nanna era ben dissimulata dal ridere convulso. Un raggio
di speranza gli rischiarò il volto di tanta espressione
di conforto, che Nanna se ne sentí incoraggiata e prese
a sghignazzare piú forte.
- Ah grullo di uomo! Geloso dopo pochi mesi di
matrimonio! Ah! Ah! Ah!
- Ebbene, se sono geloso di chi è la colpa? - disse
Pietro tutto confuso. - Sei stata tu a venirmi a dire
delle sciocchezze, di Gaudenzio, e di quella donna...
- Se lo dico che ci sei cascato, e che sei un grullo! Non
l'hai capito che facevo apposta per farti ammattire? E tu
subito a farti scorgere, a far il geloso. Stupido, va'!
Dammi qui il fiore che lo metta nello zoccolo della tua
donna.
Pietro sporse il fiore, esitante, quasi inebetito tra la
speranza ed il timore. Ma appena l'ebbe dato gli tornò
il dubbio angoscioso, ed afferrando Nanna pel braccio le
domandò a bassa voce:
- Ma l'altro? Hai detto che ce n'è un altro. In che
zoccolo l'hanno posto? - E fissandola negli occhi
continuò: - Non può essere nel tuo, Nanna.
Quest'ultima parola era crudele. Nanna ne risentí una
fitta al cuore. Ma aveva veduto troppo davvicino l'orrore
del male. Represse l'impeto del suo orgoglio offeso, e
rispose con uno sforzo di generosità, eroico sotto la
sua forma volgare e grottesca:
- L'altro è nello zoccolo di Lucia. Ce l'ha posto
Gaudenzio; che è innamorato di lei, e si confida con
Rosetta. E la ragazza pure è cotta di lui. Anche questo
non l'avevi capito? Che ci hai la cateratta agli occhi?
Ah! Povero sciocco!
A quelle parole i nervi di Pietro, tanto lungamente
eccitati, si allentarono; abbandonò il braccio di Nanna,
ricadde a sedere, e gettando sulla tavola un coltello
affilato che teneva nella tasca del farsetto, disse con
voce cupa:
- Hai giocato un brutto gioco, guarda. Mi sarei
ammazzato!
E scoppiò in un pianto convulso.
Nanna a quella vista, al pensiero ch'era stata sul punto
di uccidere il fratello, fu presa da un brivido che la
scoteva tutta; e per nascondere la propria agitazione
andò ad aprire la finestra per mettere il fiore di
Pietro nello zoccolo di Rosetta.
Pietro la guardava con un resto di dubbio. Non poteva
credere a tanta gioia.
- Perché tremi a quel modo? - le domandò.
- Se credi che dia gusto sentir a parlare d'ammazzarsi, e
vedere dei coltelli... - E rabbrividí ancora.
- Giura che quel fiore è nello zoccolo di Lucia;
giuralo! - gridò Pietro con impeto.
Nanna aveva già la mano sullo zoccolo di Rosetta per
deporvi il secondo fiore; afferrò rapidamente il primo,
lo pose nello zoccoletto della bimba, e poi disse colla
coscienza sicura:
- Lo giuro. Vieni a vedere.
Pietro non rispose altro. Sospirò con soddisfazione,
chiuse lentamente il coltello, e lo pose nel cassetto
della tavola; poi rimase immobile coi pugni alle tempia
guardando fissamente la tavola. Pensava forse tutte le
angoscie sofferte; era ancora abbattuto, ma era calmo.
Nella rettitudine del suo cuore non poteva sospettare che
la sorella giurasse il falso; e dopo quel giuramento non
dubitava piú. Considerava la cosa sotto un aspetto
diverso. Dacché Gaudenzio era innamorato di Lucia, tutte
le sue confidenze a Rosetta si spiegavano da sé. Le
parlava della bimba e del suo amore.
Rosetta, dalla finestra della sua stanza che dava
anch'essa sull'orto, aveva veduto giungere e ripartire il
bel Gaudenzio. Aveva aspettato trepidamente che suonasse
l'ultimo segno della messa per esser sicura che tutti gli
uomini fossero fuori. Nanna a quell'ora doveva aver
finito di preparare la torta, ed essersi coricata.
Era il momento buono per scendere a togliere lo spillo
dallo zoccolo.
Il rimorso e la paura le torturavano il cuore.
- Vorrei che non l'avesse portato - pensava. - Non avrò
che il fastidio di nasconderlo. E poi? Avrò
un'obbligazione con Gaudenzio. Cosa pretenderà in
compenso? Ah! Quel demonio di uomo è tanto bello, e sa
tanto fare; non gli si può dire di no. Oh Signor Iddio
benedetto! Come andrà a finire? Io voglio essere una
brava donna. Mi piace di ridere; ma non voglio fare del
male. Pietro non lo merita. È un po' selvatico; ma mi
vuol bene, ed è buono come il pane, poveretto.
Ed intanto scendeva pian piano, passando scalza, con quel
freddo, dinanzi alla camera dei vecchi.
Nell'aprire l'uscio della cucina rimase sorpresa di
trovarci il lume acceso. Vide il marito e la cognata, e
si fermò esitante non osando entrare.
Nanna comprese che, se non l'aiutava, quella comparsa
avrebbe ridestato i sospetti del fratello.
- Oh! Qui c'è Rosetta - disse forzandosi di apparire
tranquilla - Ti sta sul cuore, eh, la strenna del
Bambino?
- Oh no... - rispose Rosetta affrettandosi alla finestra,
senza osare di alzare gli occhi. - So bene che non mi
porterà nulla. Voglio soltanto ritirare il mio zoccolo
dalla finestra. Temo che l'umido della notte lo guasti.
Sta per nevicare.
Pietro, che aveva gli occhi gonfi dal pianto, andò
sull'uscio dicendo:
- Non mi pare che voglia nevicare. E stette a guardare il
cielo nell'oscurità per nascondere la sua commozione.
Intanto Rosetta prese il suo zoccolo, e sentendoci dentro
il fiore, allungò la mano per gettarlo a terra di fuori.
Ma Nanna le tirò dentro rapidamente il braccio e le
sussurrò:
- Non lo gettare. È lui che ce l'ha posto. Ringrazialo.
- E la spinse verso Pietro.
Rosetta guardò la cognata, la vide commossa e rimase
atterrita. Che sarebbe di lei? Che sarebbe del fiore di
quell'altro?
Intanto Pietro rientrava. Nanna spinse di nuovo la
cognata verso di lui, e disse:
- Ne vuoi sentire una buona, Rosetta? Questo povero
grullo, grande e grosso com'è, aveva paura di Gaudenzio.
Era geloso.
- Ma che! Geloso! Non è vero - disse Pietro tutto
confuso.
Quanto a Rosetta, non capiva ancora. S'era fatta pallida;
credeva che la cognata le preparasse una perfidia. Ma
Nanna ripigliò:
- Non istar a negarlo. Forse che non t'ho visto piangere?
E questo l'avevi comperato per mandar cipolle? - E
pigliato il coltello nella tavola, lo teneva alzato
dinanzi a Rosetta, che rabbrividiva tutta a quella vista.
Poi rivolgendosi a lei continuava:
- Figurati! Egli credeva che Gaudenzio l'avesse con te.
Come se non ci fossero altre donne che la sua a questo
mondo, aveva paura che gliela mangiassero.
- Oh! Io non penso a Gaudenzio - disse Rosa che
cominciava a comprendere d'aver nella cognata un
appoggio.
- Síí! Vaglielo a dire. Ho dovuto raccontargli tutto;
che Gaudenzio è innamorato della bimba, che te lo
confida, che ha messo il fiore d'argento nel suo
zoccoletto verde; tutto, se ho voluto che mi credesse. Ed
ora si vergogna; ma non sarà tranquillo, guarda, finché
non glieli fai vedere sposati. Io lo conosco.
Pietro era sugli spilli per la vergogna.
- Vuoi finirla? - disse con mala grazia. - Io non ci
penso neanche.
Rosetta, troppo agitata per poter parlare, saltò al
collo del marito e lo baciò con trasporto, malgrado i
suoi sforzi per respingerla. Si sentiva salvata.
- Sí, sí - gli disse con uno slancio di cuore. - Lucia
è innamorata, e debbono sposarsi. - E soggiunse con
tutta l'espansione che le era naturale:
- Ne sono tanto contenta! È come se mi facessi sposa io
stessa un'altra volta. E voi, uomo, siete contento? - E
lo abbracciò e poi abbracciò Nanna esclamando:
- Avremo sponsali in famiglia; saremo tutti felici. - E
le strinse la mano sussurrandole all'orecchio:
- Grazie, Nanna. Mi hai proprio fatto da sorella.
Era cosí sollevata dal sentirsi sfuggita ad un pericolo,
che non dubitava del consenso di Gaudenzio, non dubitava
di nulla, si sentiva riconciliata con sé stessa ed era
felice.
Nanna lasciò soli gli sposi ed uscí nel cortile. Dopo
tanta concitazione provava il bisogno di piangere, e
pianse a lungo in silenzio. Un profondo pentimento le era
entrato nell'anima. Dinanzi alla disperazione di Pietro,
alla riconoscenza sincera di Rosetta, era tornata buona,
e sentiva orrore de' suoi sentimenti malevoli; e diceva:
- Povera giovane: non ha che diciotto anni infine. Dovevo
avvertirla prima, e mi avrebbe ascoltata. Ma avevo il
demonio in cuore. Se gli avessi dato retta, che Natale
d'inferno si sarebbe fatto in casa! Ma il Signore mi ha
toccato il cuore. Quella campana di Natale mi rimescolava
tutta laggiú nel forno...
E nondimeno tremava pensando all'avvenire. Ora,
nell'impressione del primo momento, sentiva tutta la
dolcezza d'aver fatto del bene, ed era soddisfatta. Ma
poi? Quell'entusiasmo cesserebbe. Le cose prenderebbero
il loro corso abituale. Gaudenzio sposerebbe Lucia, o
cesserebbe di frequentare la casa. Piú probabilmente la
sposerebbe, perché Lucia s'era fatta fresca come una
rosa dacché era alla cascina; era giovane, bella, aveva
qualche cosuccia, e Gaudenzio era già avanti negli anni;
e poi Rosetta troverebbe modo di persuaderlo per la pace
di tutti.
Pietro e Rosetta, ravvicinati da quella catastrofe, si
amerebbero bene fra loro, e non potrebbero avere per la
sorella vecchiotta e zitellona che un affetto secondario.
Ella si troverebbe d'impaccio fra loro. I vecchi avevano
poco da tirar innanzi. E lei povera Nanna, rimarrebbe
ancora sola, ancora isolata, senza nessuno a cui volere
tutto il suo bene, e che ne volesse altrettanto a lei. Ed
allora, come farebbe a non invidiare quelli che hanno una
famiglia e sono felici?
Tornerebbe al male senza volerlo, in causa delle sue
circostanze, del suo isolamento. Pensò tutto codesto con
angoscia, e pianse, e pregò con fervore:
- Oh Signore Iddio! Datemi una buona inspirazione. È la
notte di Natale.
Uscita la sorella, rimasto solo colla sposa, ed
incoraggiato dalle espansioni di lei, Pietro le aveva
narrato piangendo le sue gelosie, i suoi timori, la sua
disperazione, ed il proposito orrendo di uccidersi.
Erano commossi entrambi. Ed in quell'intimità infinita
che lega gli sposi, in quelle prime lagrime versate
insieme, si sentivano profondamente felici.
Ad un tratto qualcuno bussò con furia all'uscio, e la
voce di Pacifico gridò:
- C'è qualcuno alzato?
- Sí, ci sono io. - disse Pietro scostandosi in fretta
dalla moglie, e correndo ad aprire.
- Venite con me. Temo vi siano i ladri nella mia stanza,
ci vedo un lume, ed ho lassú la bambina.
I due uomini s'affrettarono su per la scala, e Rosetta,
che era coraggiosa, li seguí in silenzio.
Pacifico spinse l'uscio, e rimase immobile dallo stupore.
Vide una lucerna sulla cassa ai piedi del letto; e Nanna
inginocchiata accanto alla culla della bambina.
Pietro si fece rosso come una vampa al vedere la sorella
di notte nella camera d'un uomo, e le gridò con mal
garbo:
- Nanna, cosa fai qui?
- Sto guardando il mio dono di ceppo, e ne ringrazio il
Signore - disse Nanna alzandosi. - Egli s'è ricordato
anche di me, sebbene io sia vecchia e brutta; e mi ha
mandato questa bambolina; e mi ha dato un cuore di mamma
per volerle bene. Non è vero Pacifico, che debbo essere
la sua mamma?
Pacifico nell'eccesso della gioia corse a lei colle
braccia protese come per abbracciarla. Ma non osò fare
quella scena davanti a tutti; e lasciandosi cadere le
braccia penzoloni rimase come istupidito a guardarla a
bocca aperta
Rosetta fu la sola che comprese tutto. E colla sua
espansione spontanea, abbracciò Nanna e le disse:
- Iddio ti benedica, Nanna, per quello che fai a questa
bimba, e a questo pover'uomo che ti vuol tanto bene.
- Oh sí, per me vi voglio bene - disse Pacifico.
- Davvero? - domandò Nanna con un lampo di gioia nello
sguardo.
- Non lo sapete forse? Non vi ho forse già domandata per
moglie? Siete stata voi che non mi avete voluto.
- Ma per la bambina, mi avete domandato.
- Per la bambina, ed anche per me.
- E dicevate che ero vecchiotta e punto bella... - disse
Nanna con un po' d'ironia, incapace di sacrificare quel
meschino risentimento alla bella parte che stava
rappresentando. Appunto forse perché non rappresentava
una parte, e nella sincerità dell'animo, si mostrava
qual era, una donna con le sue debolezze nel bene come
nel male.
- Ebbene - rispose Pacifico senza curarsi di disdire
quelle parole per cortesia, - a me piacevate cosí. Di
Vecchiotte e punto belle se ne trovano tante. Ma avete
ben veduto s'io ne ho cercata un'altra. Sarei stato
sempre solo, guardate. - E curvandosi per non essere
udito soggiunse:
- È da quando ci trovammo in risaia che vi voglio bene.
Rosetta capí che avevano bisogno di restar un momento
soli, e dando un urto col gomito al marito, gli fece
segno di uscire con lei sul balcone.
Allora Nanna, con un'espressione di civetteria, che
dissimulava male l'ansietà passionata di scoprire quanta
parte d'amore le fosse ancora dato sperare da quello
sposo, gli disse:
- Mi volevate bene, e ne avete sposata un'altra?
- L'ho sposata, perché ho dovuto sposarla, Nanna. Ora
posso dirvelo, dacché lei è morta e voi sarete presto
la mia donna. Quella poveretta, requie per l'anima sua,
s'era trovata con mio fratello in una di quelle risaie
del Piemonte dove giovani e ragazze lavorano appaiati
alla trebbiatrice. E neanche i riguardi dell'onestà ci
avevano in quella fattoria. Uomini e donne dormivano
sullo stesso fienile. E, capite. Quei due ragazzi si
volevano bene... Basta; dopo i lavori a mio fratello
toccò d'andare soldato. Aveva preso le febbri in risaia
e partí che non era ben guarito. Un po' di cruccio, un
po' di male vite, che so io, si pigliò un tifo che lo
mandò all'altro mondo in pochi giorni. Un pezzo
d'uomo!... Basta; quando andai a trovarlo all'ospedale
militare. mi disse:
"Quello che mi fa piú rincrescere di morire, è
quella povera Caterina. Se il suo babbo lo sa, l'ammazza,
o me la mette sulla strada".
- E piangeva che era una compassione. Io pensai soltanto
a consolarlo e gli risposi:
"Senti, Michele. Siamo sempre stati buoni fratelli;
metti il tuo cuore in pace, che alla Caterina ci penso
io".
- E capite, Nanna; io avrei voluto sposare voi; ma la
promessa fatta ad un moribondo si deve mantenerla. L'ho
sposata io quella povera disgraziata, e le ho fatta buona
compagnia; di rimorsi non ne ho; ma ho sempre voluto bene
a voi.
- Ma allora questa bambina...? Disse Nanna quasi in atto
di respingere la culla.
- Non ha piú né babbo né mamma - disse Pacifico in
tono supplichevole; - ed io le ho preso a voler bene...
- Ed io pure gliene vorrò, e sarà come se fosse nostra
- mormorò Nanna curvandosi verso la bimba addormentata,
e baciandola sulla bocchina socchiusa. Poi soggiunse
carezzandole i bei ricci biondi:
- E non andrà mai in risaia.
L'indomani era una benedizione vedere tutta quella gente
alla mensa di Natale. Rosetta vezzeggiava il suo ispido
uomo come se lo avesse sposato allora. I vecchi erano
felici di maritare la figliola. Pacifico, lasciamo stare.
Era sempre a guardare Nanna colla bocca aperta, e tratto
tratto le diceva:
- Dunque sarete la mia massaia? Demonio di ragazza! Se vi
siete fatta sospirare! Il letto è pronto; quand'è che
comincerete a scodellare la minestra a casa mia? - Ed
altre espansioni rustiche in cui metteva tutta l'anima,
pover'uomo, come i loro sposi, mie belle lettrici, in un
verso sentimentale.
Gaudenzio c'era anche lui; era andato al mattino a dar il
buon Natale per sentire cosa ne era stato del fiore
d'argento, e Rosetta l'aveva persuaso facilmente. A conti
fatti non era una passione di quelle che logorano il
cuore, la sua. Aveva un capriccio per quella bella sposa;
ma l'idea di sposare quel gioiello di bimba, ed
innamorata poi che lo lasciava traspirare da tutti i
pori, gli andò a sangue; e fu un affare concluso; tanto
piú che Rosetta lo assicurò d'essere stata a sedici
anni sottile come un gambo di canape. Tutta quella
floridezza le era piovuta intorno dai diciassette ai
diciotto. Egli si figurava la sua sposina fra un anno
triplicata almeno, ed era contento, e si dondolava più
che mai, e si metteva il cappello tanto sull'orecchio che
era un prodigio. E Lucia era in estasi dall'ammirazione,
saltava di gioia, e trionfava col suo bel fiore d'argento
nei cappelli bruni. Ed esclamava contemplando il ciuffo
spropositato del suo sposo:
- L'avevo capito da un pezzo io, che parlavate sempre con
Rosetta di me, e che mi volevate dare il fiore d'argento.
Oh! Se l'avevo capito!
Povero cuore innocente! Non sapeva sotto che tempeste era
cresciuto il suo fiore di ceppo.
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