IL PRESEPIO DEI SETTE ANNI
di Achille Campanile
Al presepio Luca
cominciava a lavorare parecchi giorni prima di Natale e
la preparazione di esso si svolgeva in un'atmosfera di
guerra, del tutto in contrasto col carattere idillico
della pia bisogna. Le prime scaramucce avvenivano quando,
un paio di settimane avanti la Vigilia, si tiravan fuori
gli accessori conservati dal Natale precedente. Tutti
rotti o malandati. Bisognava far quasi tutto nuovo. Il
che dava modo a Luca di tuonare contro il disordine della
casa. Dopo di che s'aprivan le ostilità per la scelta
del luogo.
I primi anni, questa era caduta su un angolo della stanza
da pranzo, ma, in seguito alle proteste della mamma per
gli sbaffi di pittura e gli strappi che poi restavano sul
parato, il Presepio, snidato e incalzato di stanza in
stanza fini in un angolo dell'anticamera dove, a causa
della semioscurità del luogo, fu talvolta sommerso dai
cappotti dei visitatori; i quali poi se ne andavano
bianchi della farina che serviva a far la neve.
Terza operazione bellica: manu militari, Luca requisiva
in cucina la spianatoia della pasta, che doveva servire
da base al Presepio La cosa non avveniva senza le più
alte strida della vecchia e combattiva fantesca, la quale
tentava di contender l'oggetto al padrone, in un tira e
molla che attingeva momenti d'alta drammaticità. Ciò
perché, nonostante Luca assicurasse che, dopo il
Presepio, avrebbe restituito intatto quell'accessorio
indispensabile per la pasta fatta in casa, a cose
avvenute la spianatoia tornava in cucina con una vasta
zona verniciata in verde (prati) e irta dei chiodi
serviti a fissare ponticelli, alberi e rocce; chiodi la
cui sola vista, all'idea d'impastare a mani nude, faceva
raggricciar le carni. La vernice verde era percorsa da
serpeggianti strisce di vario colore, che rappresentavano
le strade di grande comunicazione e i principali corsi
d'acqua della Palestina. Ormai su quella spianatoia
sarebbero venute soltanto lasagne verdi, a causa della
vernice.
Il problema laghi veniva risolto col sistema degli
specchietti, da Luca che, novello Paleocapa, riusciva a
dotar la regione d'un sistema idrico mirabile. Poiché i
laghetti fra il muschio erano di facile e bell'effetto,
egli forse ne abusava un po', coi risultato di
trasformare la zona di Betlemme e dintorni, notoriamente
un po' arida, in una specie di regione dei laghi, quasi
una Finlandia. Questo l'obbligava a dar la caccia a tutti
gli specchietti di casa e particolarmente a quelli d'una
servetta che poi, riuscendo monotona una regione di laghi
perfettamente tondi o quadrati, doveva assistere con un
leggero pallore alla rottura di quei fragili oggetti, di
cui Luca, ridottili a pezzettini, si serviva anche per
effetti di cascatelle.
Le rocce erano ottenute con l'acquisto, nella vicina
cartoleria, d'un certo numero di fogli d'imballaggio e
con l'uso di vecchi giornali che, appallottolati,
ammucchiati e ricoperti dei suddetti fogli sapientemente
spiegazzati, figuravano le montagne.
Provvedutosi alla sistemazione orografica, non restava
che popolare il paesaggio. Come in tutti i Presepi, non
era chiara l'ora, in quanto vi si, vedevano
contemporaneamente gruppi che gozzovigliavano all'osteria
mangiando spaghetti, talvolta con le mani, greggi che
pascolavano, pecorelle nel chiuso addormentate, stelle in
cielo, qualche donna che lavava i panni nel torrente.
" A quell'ora? " direte. A quell'ora.
li Presepio era affollato di strani nottambuli se, come
pareva doversi dedurre dalla presenza delle stelle, era
notte: persone affacciate alla finestra, una ragazzina
che guidava le oche con un giunco, un maialino che
grufolava nel trogolo, una vecchia all'arcolaio, un
contadino con l'asino, che andava evidentemente al
mercato, un arrotino che arrotava, un panettiere che
sfornava, un pizzaiolo che faceva pizze.
Insomma, si facevano cose che solitamente si fanno in ore
diversissime l'una dall'altra. E tutto, meno che dormire.
Quella era una notte in cui non dormiva nessuno, a
eccezione di poche pecorelle. C'erano persino comari che
conversavano da un balcone all'altro. E, cosa
straordinaria, tra greggi e grotte, s'ergeva anche
qualche sontuoso palagio con colonne e peristili, ma in
parte già allo stato di rudere. Ed antri muscosi, e fori
cadenti.
A confonder vieppiù le idee circa ora, contribuiva il
contegno dei pastori, dei quali v'era una straordinaria
quantità e varietà. Uno con la pecorella sulle spalle,
un altro che portava sulla testa una piccola paniera con
ricottine, un terzo steso a meriggiare con la siringa o
il sufolo sulle labbra, un quarto che, benché per molti
altri fosse notte fonda, faceva ostinatamente solecchio
con la mano sulla fronte, a 'ripararsi dai cocenti raggi
d'un sole, che non c'era.
Non mancavano un cacciatore col fucile e il cane, né
qualche cane da solo, acciambellato o abbaiante, né
giocatori di carte e di dadi all'osteria, sonatori di
fisarmonica, zampognari. Nell'insieme, una specie di
notte di San Giovanni.
A mezzanotte i ragazzi portavano in processione il
Bambino Gesù, cantando in coro:
Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo, e vieni in una
grotta al freddo e al gelo...
Da allora, ogni giorno i re Magi venivano spostati d'un
pezzettino, in modo che mettevano esattamente quindici
giorni a percorrere da un capo all'altro la spianatoia
della pasta, dovendo arrivare all'imboccatura delle
grotta sacra il giorno della Befana, coi doni (donde la
tradizione dei doni della Befana, da Roma in giù molto
più viva che quella dell'albero di Natale).
Disfatto il Presepio, all'indomani della Befana, i
pupazzi venivano riposti per l'anno successivo.
La prima volta che fece il Presepio, Luca ignorava che,
giusta una diffusa credenza, bisogna poi farlo per sette
Natali di seguito, pena le più gravi disgrazie
familiari; strano miscuglio di fede e di superstizione.
Quando lo seppe, Luca impallidì. Non era un tipo
scioccamente superstizioso, anzi non credeva a queste
storie e lo proclamava altamente. Ma, dato il gran numero
di guai che avevano sempre caratterizzato la sua
esistenza, pensava fosse meglio non mettere, come suol
dirsi, la salute in questione; meglio evitare. Cosi,
continuò a fare il Presepio per sette anni.
La cosa andò liscia per i primi Natali, e precisamente
finché egli fu sorretto dall'incondizionata ammirazione
dei ragazzi, finché i suoi Presepi ebbero in questi un
pubblico entusiasta. Ma, crescendo, essi cominciarono a
poco a poco,a restar freddi, di fronte agli specchietti
coronati di muschio, alla cometa ritagliata nella
stagnola, e a manifestare, pur senza confessarlo, qualche
scetticismo, nei confronti del cotone idrofilo e della
farina in funzione di neve. Invano il padre cercava di
galvanizzarli, di comunicar loro un entusiasmo che ormai
non era più sincero nemmeno in lui.
" Guardate com'è bello questo pastore estatico
" diceva. Era un'anima d'artista, un esteta e
cercava di scoprire il bello anche in umili opere
artigiane.
I ragazzi fingevano di ammirare, per fargli piacere, per
non disincantarlo nei riguardi del Presepio. Ma alla fine
furono costretti a gettar la maschera, si
disinteressarono di esso e cominciarono addirittura, a un
certo punto, a presenziare con fatica alle solennità
familiari.
Cosi il padre, verso gli ultimi dei sette anni, finì per
fare il Presepio da solo e quasi pro forma, per un
cortese dovere, per non restare con lo scrupolo di non
aver fatto tutto quanto fosse in suo potere al fine di
scongiurare qualcuno almeno dei guai di cui la sorte gli
fu sempre prodiga.
Approssimandosi il Natale, riacciuffava la spianatoia
della pasta, ma senza la balda combattività d'una volta.
Si capiva che ormai lo faceva a freddo. Ritirava fuori i
vecchi pupazzi e li disponeva in fretta, a caso, perfino,
molto approssimativamente, tanto per non saltare
un'annata, sempre per quella storia dei temuti sette anni
di guai. E si videro, talvolta, strani accostamenti:
gallinelle nel chiuso e pecore nel pollaio, l'eremita che
spuntava dal pozzo, un cammello all'osteria, il
mendicante sul tetto, l'arrotino sul balcone e i re Magi
nel torrente.
Inoltre, come s'è detto, da un anno all'altro più d'un
pezzo si rompeva. Ma ormai visto il disinteressamento dei
ragazzi, il padre non aveva più nessuna voglia di
comperare pezzi nuovi. Cosi finirono per vedersi in casa
Presepi sempre più affollati di pastori zoppi, osti con
una gamba sola, o senza braccia; la cometa aveva la coda
molto spelacchiata, l'asino l'aveva perduta addirittura,
il bue era mutilato d'un corno, si vedevano cammelli a
tre gambe e le persone all'osteria invano tentavano di
portare alla bocca gli spaghetti, visto che erano senza
testa. Di qualche pecora erano rimasti solo mezza pancia,
o i quarti posteriori, e San Giuseppe somigliava a San
Giovanni Decollato. Insomma, un Cottolengo.
|