IL PASTORE
di Piero Bargellini
Che freddo quella notte! Le stelle
bucavano il cielo come punte di diamante. Il gelo
induriva la terra. Sulla collina di Betlem tutte le luci
erano spente, ma nella vallata ardevano, rossi, i nostri
fuochi.
Le pecore, ammassate dentro gli stazzi, si addossavano le
une sulle altre, col muso nascosto nei velli.
Noi di guardia invidiavamo le bestie che potevano
difendersi così bene dal freddo. Si stava attorno ai
fuochi che ci cocevano da una parte, mentre dall'altra si
gelava.
Sulla mezzanotte il fuoco cominciò a crepitare come se
qualcuno vi avesse gettato un fascio di pruni secchi.
Nello stazzo, le pecore si misero a tramenare. Alzavano i
musi in aria, e belavano.
- Sentono il lupo, - pensai.
Cercai a tasto il bastone e mi alzai. I cani giravano su
se stessi e uggiolavano.
- Hanno paura anche loro, - pensai.
Intanto anche i compagni si erano levati da terra.
Facemmo gruppo scrutando la campagna.
Non era più freddo. Il cuore, invece di battere per la
paura, sussultava quasi di gioia. Era d'inverno, e ci
sentivamo allegri come se fosse stata primavera. Era di
notte, e si vedeva luce come di giorno.
Sembrava che l'aria fosse diventata polvere luminosa. E
in quella polvere, a un tratto, prese figura una creatura
così bella che ne provammo sgomento.
- Non temete, - disse l'apparizione. - Io vi annunzio una
grande gioia destinata a tutto il popolo. Oggi vi è nato
un Salvatore, nella città di David. E questo sia per voi
il segnale: troverete un bambino avvolto in fasce e
coricato in una mangiatoia.
Non aveva finito di parlare, che da ogni parte del cielo
apparvero Angeli luminosi, e cantavano: - Gloria a Dio
nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di
buona volontà.
Poi tornò la notte, e noi restammo come ciechi nella
valle piena di oscurità. I fuochi si erano spenti. Le
pecore tacevano. I cani s'erano acciambellati per terra.
- Abbiamo sognato! - pensammo. Ma eravamo in troppi a
fare lo stesso sogno.
Lì vicino, sulla costa della collina, erano scavate
alcune grotte, che servivano da stalla. Avevano la
mangiatoia formata di terra dura. Se il Salvatore si
trovava in una mangiatoia, voleva dire che era nato in
una di quelle povere grotte.
Infatti trovammo, come ci aveva detto l'Angelo, un
Bambino fasciato, in mezzo a due animali, un bove e un
asino. L'asino vi era giunto coi genitori del Bambino.
Sul basto sedeva il padre, pensieroso. Presso la
mangiatoia, si trovava inginocchiata la madre, in
adorazione del suo nato.
Guardai quel Bambino e il mio cuore s'intenerì. Sono un
povero pastore, ma ogni volta che vedo un agnellino mi
commuovo. E quel Bambino mi parve il più tenero, il più
innocente degli agnelli.
Non so dire altro. Posso solo aggiungere che non ho più
provato in vita mia una dolcezza simile a quella provata
dinanzi a quel Bambino.
Anche ora che ci ripenso, mi torna la tenerezza per
quell'Agnello innocente e gentile.
Sono un povero pastore. Perdonatemi se lo chiamo così.
È per me il nome più dolce e più caro.
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