IL NATALE
di Jacopo da Varagine
da "LA LEGENDA AUREA"
Il nascimento del nostro
Signore Jesù Cristo, secondo la carne, sì avvenne, come
alcuni dicono, compiuti dal tempo d'Adamo cinque milia
ducento ventinove anni; ma, come dicono altri, furono
semilia anni. Ma secondo che dice Eusebio di Cesaria ne
le Croniche sue furono cinque milia ducento quarantanove
anni, ma si fue al tempo d'Ottaviano imperadore; il
cominciamento di semilia anni sì fu trovato da Merodio
maggiormente per figura che per cronica. A quel tempo che
il figliuolo di Dio venne in carne tanta pace era ne
l'universale mondo, che uno solo imperadore de' romani
signoreggiava pacificamente tutto il mondo. Ché, sì
come elli volse nascere per darci la pace dei tempo e la
pace de l'eternitade, così eziandio volse che niente di
meno la pace del tempo alluminasse il suo nascimento.
Adunque lo 'mperadore, signoreggiante a tutto il mondo,
volse sapere quante provincie e quante cittade e quante
castella e quante ville e quanti uomini fossero nel
mondo. Comandò adunque, come si dice ne le Storie
Scolastiche, che tutti gli uomini andassero a la cittade
donde erano nati; e catuno offerisse al signore de la
provincia uno danaio d'argento che valesse diece danari
de la usuale moneta; per lo quale danaio confessasse sé
sottoposto a lo 'mperio di Roma. E faceane professione,
però che quello cotale danaio portava la imagine de lo
imperadore e la soprascritta del nome. Ed era detta
professione in ciò che quando catuno uomo rendea al
signore de la provincia il capocenso, cioè quel danaio
(che così si chiamava) sì '1 poneva in sul capo suo e
con la sua bocca confessava sé sottoposto a lo imperio
di Roma. Onde era detta professione, cioè a dire quasi
con la propria bocca confessione; e faceasi ciò dinanzi
a tutto il popolo. Descrizione era detta, per ciò che '1
numero di coloro che portavano il capocenso, si era
determinato per certo numero, ed era recato in iscritte.
Questa discrizione fu fatta primieramente dal signore de
la Sorìa ch'avea nome Cirino.
Ed è detta la prima, imperciò che, come si trova in
quelle Storie Scolastiche, prima la fece Cirino per ciò
che vide [Ila provincia nel miluogo de la terra che
s'abita; sì che fu provveduto che in quella si cominciò
di prima e poi per l'altre contrade d'intorno. Ovvero
ch'è detta la provincia la prima, cioè la prima
universale, per ciò che l'altre particolare andarono
innanzi. Ovvero, per la ventura, la prima de li capi ne
la città era fatta dal signore, la seconda de le cittadi
era fatta ne la provincia dal legato de lo 'mperadore, ma
la terza de le provincie era fatta in Roma dinanzi a lo
'mperadore.
Essendo dunque Gioseppo de la schiatta di David, sì se
n'andò da Nazzarette, là dov'egli abitava, in Betleem.
E con ciò fosse cosa che si approssimasse il tempo del
partorire de la vergine Maria e elli non sapesse de la
sua tornata, sì la prese e menonnela seco in Betleem,
non volendo il tesauro commesso a lui da Dio lasciarlo in
mano altrui, ma elli stesso trattarlo con le sue mani e
guardarlo con grande solennitade e sollecitudine.
E appresso n'andossi a Betleem (come racconta frate
Bartolomeo, in un libro che e' compuose), dove dice che
la Vergine vidde parte del popolo rallegrare e parte
piangere. La qualcosa sponendogli l'angelo, sì disse:
"La parte del popolo che s'allegra, si è il popolo
pagano, il quale nel seme d'Abraam ricoverrà l'eternale
benedizione; la parte che piange si è il popolo de'
giuderi, riprovata da Dio, per li suoi mali meriti".
Ed essendo giunti ambedue in Betleem, non poterono avere
albergo, e sì perché erano poveri e sì perché gli
alberghi erano già tutti presi da gli altri. Cansaronsi
dunque ad una coperta la quale è detto diversorio, sotto
la quale i cittadini ne' di da non lavorare si ragunavano
a sedere e a ragionare insieme, e anche per lo tempio rio
e' non potevano stare fuori. Gioseppo apparecchiò
iveritto una mangiatoia al bue e a l'asino; ovvero,
secondo che vogliono dire altri, ivi era fatta la
mangiatoia per ciò che quando i foresi venivano al
mercato, legavano in quel luogo i loro animali. Sì che
entro la mezzanotte de la domenica la Vergine santissima
partorette il suo figliuolo e sopra lo fieno lo richinòe
ne la mangiatoia; lo quale fieno, come si truova ne le
Storie Scolastiche, santa Elena portò poi a Roma.
Da notare è adunque che '1 nascimento di Cristo fu fatto
meravigliosamente, fu mostrato per molte guise e fu
donato utilmente. Imprima dico che fu maravigliosamente
fatto sì da la parte de la ingenerante, sì da la parte
de lo 'ngenerato e sì da parte del modo de lo
'ngenerare. Imprima da parte de la 'ngenerante, imperciò
ch'ella fu vergine innanzi al parto e dopo il parto.
Ched ella partorisse stando vergine; per cinque modi fu
mostrato. Imprima per la profezia di Isaia profeta, nel
settimo capitolo: "Ecco," dice "una
vergine coneeperà e partorirà". li secondo modo
per la figura, [imperciò che fu ciò figurato] per la
verga d'Aron, la quale fiorìo sanza ogni studio umano, e
per la porta d'Ezechiel, la quale stette sempre chiusa.
li terzo modo per la guardia, ché Gioseppo sì la
guardò e fu testimone. de la sua verginitade. Il quarto
modo per sperienza per ciò che (si come si truova ne la
compilazione di Bartolomeo e pare che fosse tolto dei
libro De Infantia Salvatoris) con ciò fosse cosa che '1
tempo dei partorire fosse presso, Gioseppo, avvegna che
non dubitasse che Dio dovea nascere di Vergine, ma
volendo tenere l'usanza del paese, si chiamò due balie;
le quali ebbe l'una nome Zebel e l'altra Salomè. Si che
Zebel considerando e cercando e vedendo ch'ella era
vergine, sì gridò che ella avea partorito stando
vergine; ma Salomè non credendo, ma volendo provare
ciò, altressì ponendo la mano là, incontanente
diventò arida. Ma per comandamento de l'angelo che
l'apparette, sì toccò il fanciullo e tosto fue sanata.
li quinto modo per lo manifestamento del miracolo: ché a
Roma, sì come testimona Innocenzio papa terzo, fue pace
XII anni. Onde li romani ordinarono uno tempio di pace
bellissimo e puoservi la statua di Romolo. Ma chiedendo
consiglio a lo Dio Apolline quanto tempo quel tempio
durerebbe, ed ellino ebbero risposta che tanto durerebbe
ch'una vergine parturisse. Udendo ciò dissero:
"Dunque durerà eternalmente"; però che
vergine partorire giammai non sarà possibile; sì che ne
le reggi del tempio scrissero questo titolo: "Tempio
di pace eternalmente durabit". E in quella notte che
la vergine partorette,.rovinòe il tempio infino dal
fondamento; e ivi è ora la chiesa di santa Maria Nuova.
Secondariamente fu meravigliosamente fatto il nascimento
da la parte de lo ingenerato. Onde dice san Bernardo:
"In una medesima persona si raunarono
meravigliosamente cosa eternale e cosa vecchia e cosa
nuova. L'eternale ciò fu la divinità; l'antica ciò è
la carne tratta d'Adamo; la nuova ciò [è] l'anima
tratta di nuovo". Ancora, come dice elli medesimo:
"Oggi fece Iddio tre mischiature, ovvero tre opere
sì maravigliosamente singulari che tali non furono mai
fatte né mai sono da fare più; ché sono congiunte
insieme Dio e uomo, madre e vergine, fede e cuore umano.
La prima è molto meravigliosa, ché sono congiunti
insieme il fango e Dio, la maestade e la infermitade,
cotanta viltade e cotanta altezza, che neuna cosa è più
alta che Dio e neuna è più vile che '1 fango. La
seconda neente di meno fu anche maravigliosa, ché dal
secolo non fu giaminai udito che vergine veruna fosse che
concepesse e partorisse e, dopo il parto, fosse vergine.
La terza è più bassa che la prima e che la seconda, ma
non meno forte; ché grande maraviglia fue come il cuore
umano diede fede a queste due cose, e come si poté
credere che Dio fosse uomo e che stesse vergine quella
ch'avesse partorito". Queste cose disse san
Bernardo. Il terzo modo fu meravigliosamente fatto da
parte del modo de lo ingenerare, però che '1 suo parto
fu sopra natura, in ciò che vergine concepette; fu sopra
ragione, in ciò che ingenerò Dio; su sopra condizione
umana, in ciò che partorette sanza dolore; fu sopra
usanza, in ciò che coneepette di Spirito Santo, però
che non ingenerò la Vergine di seme d'uomo, ma di
Spirito Santo. Ché lo Spirito Santo scelse del
castissimo e purissimo sangue de la Vergine e formonne il
corpo di Cristo. E così mostrò Dio il quarto modo
meraviglioso di fare l'uomo; però che in quattro modi
mostrò Dio padre l'uomo, si come dice Anselmo: "Il
primo si è sanza uomo e sanza femmina, come fece Adamo;
il secondo si è d'uomo sanza femmina, e così fece Eva;
il terzo si è d'uomo e di femmina, come si fa tutto die;
il quarto rimaneva a fare di femmina sanza uomo, e questo
è fatto oggi".
Secondariamente il suo nascimento fue in cotale die per
molte guise mostrato, per la ragione ch'avemo presa di
ciò ch'ella ingenerò Dio sopra condizione umana, e di
ciò ch'ella partorette Dio sopra usanza, e di ciò
ch'eila concepette di Spirito Santo. Però che mostrato
fu, per tutt'i gradi de le criature, ch'elli è criatura
la quale ha solamente essere, sì come quella ch'è pura
corporale, [come le pietre]; altra è c'ha essere e
vivere, come le piante; altra è c'ha essere e vivere e
sentire, come gli animali; altra è c'ha essere e vivere
e sentire e discernere, come l'uomo; altra è c'ha essere
e vivere e sentire e discernere e intendere, come
l'angelo.
Per tutte queste creature fue mostrato [oggi] il
nascimento di Cristo. La prima criatura, cioè pura
corporale, si è in tre guise, cioè oscura, trasparente
e chiara. Imprima dunque fu mostrato per quella che è
pura corporale oscura, sì come per la distruzione del
tempio de' Romani, come detto è, e per lo cadimento de
la statua di quello Romolo, la quale cadde allora e
stritolossi; e, brievemente, tutti gli altri idoli e le
statue che in altri luoghi n'aveva più, tutti caddero.
Leggesi che Gerernia profeta, discendendo ne lo Egitto
dopo la morte di Godolia, sì diede segnale a i re ovvero
a' sacerdoti de l'Egitto che i loro idoli cadrebbero
quando la vergine partorisse figliuolo. Per la qualcosa i
sacerdoti de gli idoli, in uno segreto luogo del tempio,
ordinarono una immagine di vergine portante uno garzone
in grembo, e ivi sì l'adoravano. Ma richiesti poscia dal
re Tolomeo, [dissero] che questo era misterio di
paternale ordinamento, che i loro maggiori aveano avuto
da santo profeta; e così credeano che dovesse avvenire
infatti.
Secondariamente per la pura corporale trasparente, ché
in quella notte l'oscurità de l'aiere si mutò in
chiaritate di dì chiaro. Anche, sì come testimonia
[Orosio e] Innocenzio papa terzo, a Roma una fontana
d'acqua si mutò in licore d'olio, e, uscente fuori, e'
corse insino al Tevere. E la sibilla avea profetato che
quando rampollasse fontana d'olio, allora nascerebbe il
Salvatore.
La terza per la pura corporale chiaritade, sì come per
li corpi sopracelestiali; però che in quello dì di
Natale, secondo che alcuni vogliono dire, come dice
Orisostomo, adorando i magi sopra un monte, una stella
apparve appresso di loro, la quale avea forma di
bellissimo garzone e nel suo capo risplendea la croce; la
quale, parlando a' magi, sì disse loro: "Andatene
in Giudea e ivi adorate il garzone nato". Anche in
quello die apparettero in oriente tre soli, i quali, a
poco insieme, tornarono in uno corpo solare. In ciò
significava che a tutto il mondo soprastava il
conoscimento di Dio in tre persone e in una essenzia;
ovvero che quelli era nato nel quale erano tre cose in
una persona, cioè divinità, carne e anima. Ma ne le
Storie Scolastiche si dice che questi tre soli apparvero
non il dì di Natale, ma per alcuno tempo dinanzi, cioè
dopo la morte di Giulio Cesare; le quali cose eziandio
afferma Eusebio ne le sue Croniche.
Anche Ottaviano imperadore, come dice Innocenzio terzo,
abbiendo sottomesso tutto '1 mondo a lo 'mperio romano,
intanto piacque a' sanatori di Roma ch'elli il voleano
coltivare per Domenedio loro. Ma il savio imperadore,
sappiendo ch'elli era mortale, non si volse prendere nome
de lo immortale Iddio; ma a loro importuno preghiere fece
venire la Sibilla profetessa, volendo sapere per li suoi
detti, se maggiore di lui dovesse nascere nel mondo. E
con ciò fosse cosa che il die di Natale di Cristo
richiedesse consiglio sopra ciò e la Sibilla stesse in
orazione ne la camera de lo imperadore, entro il mezzodì
apparve uno cerchio d'oro intorno dal sole, e nel mezzo
del cerchio era una vergine bellissima portante uno
garzone nel suo grembo. Allora la Sibilla mostrò queste
cose a lo 'mperadore e, meravigliandosi molto lo
'mperadore per la detta visione, udì una boce che li
disse: "Questo è l'altare del cielo". E disse
a lui la Sibilla: "Questo fanciullo è maggiore di
te, per ciò sì l'adora". Si che quella camera è
consegrata in onore de la Vergine Maria; onde infino al
dì d'oggi è chiamata santa Maria d'Ara Celi. Intendendo
dunque lo 'mperadore che questo fanciullo era maggiore di
sé, sì li offerette oncenso, e rifiutò da indi innanzi
essere chiamato Iddio. Di questo parla Orosio: "In
questo modo al tempo d'Ottaviano ne l'ora intorno a la
terza, subitamente, essendo il tempo chiaro, apertamente
apparve un cerchio a modo de l'arco celestiale, e
attorneòe la ricondita dei sole, come se dovesse venire
colui il quale sole avea fatto, e reggea il sole e tutto
quanto il mondo". Di questo dice Orosio e, quello
medesimo dice Eutropio.
Secondariamente il nascimento fu mostrato e manifestato
per le creature che hanno essere e vivere, come sono le
piante e gli albori. Ché in questa notte (come
testimonia Bartolomeo ne la sua compilazione) le vigne
d'Engaddo, le quale menavano balsamo, fiorirono e feciono
frutto e diedero licore.
Nel terzo luogo fu mostrato per le criature che hanno
essere, vivere e sentire, come sono gli animali, ché
andando Gioseppo in Betleem con Maria, sua moglie,
gravida, menò seco il bue e l'asino. Il bue forse per
venderlo e pagare il trebuto per sé e per la Vergine, e
de lo rimanente vivessero; l'asino forse per portarvi
suso la Vergine. Sì che il bue e l'asino, per miracolo
cognoscendo Iddio, con le ginocchia piegate sì lo
adorarono. E innanzi al náscimento di Cristo per
alquanti di, dice Eusebio, ne la Cronica sua, che arando
alcuni i buoi, sì dissero a lì aratori: "Li uomini
verranno meno e le biade faranno prode per se
stesse".
Nel quarto luogo fu mostrato per la creatura che ha
essere, vivere e sentire e discernere, come per li
pastori. E in quella ora vegghiarono i pastori sopra la
greggia loro, sì come usavano di fare l'anno due volte,
cioè ne le più lunghe e ne le più corte notti de
l'anno. Per ciò che costumanza fu anticamente de' pagani
che, in catuno solitazio, cioè quello di state, per la
festa di san Giovanni Batista, e quello de verno per la
festa del Natale, guardavano le vigilie de la notte per
riverenza del sole. Il quale costume già era molto
cresciuto appo i giuderi per Ipuso di coloro che abitano
tra loro. Si che l'angelo di Dio apparve a' pastori e
annunziò loro il Salvatore nato, e diede loro segnale
com'eglino 2 troverebbero. E immantanente con quello
angelo fu fatta la moltitudine de li angeli, che diceano:
"Gioria sia a Dio ne le alte cose, e in terra sia
pace a gli uomini di buona volontà". Sì che i
pastori vegnendo e trovando tutto come l'angelo avea
detto, sì il narrarono poi a gli altri. Così anche fu
manifestato per lo 'mperadore, il quale diede allora
comandamento che veruno nol chiamasse Signore, si come
testimonia Orosio, forse perché vide quella visione
d'intorno al sole; e ricordandosi de la rovina del
tempio, e de la fontana de l'olio, intendendo ancora che
nel mondo si era nato uno maggiore di lui, non volse
essere chiamato né Iddio, né Signore.
Anche fu manifesto per li soddomiti, i quali furono tutti
spenti in quella notte, come dice santo Geronimo sopra
quella parola: "Luce è nata a loro", ché nata
fu quella luce che spense tutti coloro ch'erano maculati
di quello vizio; e ciò fece Cristo per levarli di terra,
acciò che ne la natura ch'elli avea presa non si
trovasse da quinci innanzi tanta sozzura. Però che dice
santo Agostino che, veggendo questo vizio ne l'umana
natura, poco meno che non rimase d'incarnare.
Nel quinto luogo per la criatura che ha essere, vivere,
sentire, discernere e intendere, come l'angelo. Per ciò
che sì come detto è: "Gli angeli sì annunziarono
a pastori il nascimento di Cristo fatto".
Nel terzo luogo il nascimento di Cristo fu dato a noi
utilmente, però che '1 diavolo non ha tanta potenzia
sopra noi che elli aveva prima. Onde si legge che l'abate
Ugo Clunacense ne la vigilia del Natale di Cristo vidde
la beata Vergine Maria tenere il figliuolo in braccio, e
dicea: "Ora è il die che le scritture de' profeti
sono rinnovellate. Ov'è dunque il nemico che innanzi a
questo die avea potenzia sopra la generazione
umana?"
A questa voce uscì il diavolo de la terra per
contrastare a le parole de la nostra Donna, ma il peccato
gli mentio, per ciò che quando elli cerca le luogora de'
frati, la devozione lo caccia de l'oratorio, la lezione
de la Messa lo caccia del refettorio, li vili letticelli
dal dormentorio, la pazienzia dal Capitolo.
De l'utilitade del nascimento di Cristo parla san
Bernardo: "Tre mali aveva la generazione umana nel
principio e nel mezzo e ne la fine; cioè nel nascere e
nel vivere e nel morire. Il nascere era immondo, il
vivere perverso, il morire pericoloso. Venne Cristo e
contro a questi tre mali recòe tre remedii, però che
nacque e visse e morìo. Il suo nascimento purgòe il
nostro; la sua vita ammaestròe la nostra, la sua morte
distrusse la nostra". Queste cose disse san
Bernardo.
Ancora de l'utilitade di quello nascimento di Cristo dice
Agostino nel libro de la Trinitade ne l'ottavo capitolo:
che l'umiltà del figliuolo di Dio, la quale mostrò a
noi ne la sua incarnazione, fue a noi in essemplo
convenevoli, [in sacramento e in medicamento. In essempeo
convenevole] il quale l'uomo tenesse in sacramento alto,
per lo quale fosse sciolto lo legame dei peccato nostro;
e in sommo medicamento, per lo quale l'enfiatura de la
nostra superbia fosse sanata. Queste cose dice Agostino.
Ché: "La superbia del primo uomo fu sanata per
l'umiltà di Cristo".
Ed è da notare che l'umiltà del Salvatore risponde
convenevolmente a la superbia del traditore. Ché la
superbia del primo uomo fu contro a Dio, per ciò che fue
contro al suo comandamento ch'egli avea dato, che non
mangiasse del frutto dei legno de la scienza dei bene e
del male; fue anche infino a Dio, però che appetìo la
divinitade, credendo quello che '1 diavolo gli avea
detto, cioè: "Sarete come dii"; fue anche
sopra Dio volendo quello che Iddio non volea che volesse,
come dice Anselmo, ché allora soprappuose la sua
volontarie a quella di Dio.
Così per contrario, il Figliolo di Dio, come dice
Giovanni Damasceno, s'umiliò per li uomini, [non contra
li uomini], infino a li uomini e sopra li uomini. Per li
uomini per ciò che per la loro utilitade e salute,
infino a gli uomini per lo modo similiante del nascere,
sopra gli uomini per lo modo del nascere dissimiliante.
Però che il suo nascimento, secondo alcuna cosa fu
simigliante a noi, cioè perché nacque di femmina e per
una medesima porta di schiatta; e secondo alcuna cosa fue
dissimigliante, per ciò che nacque di Spirito Santo e di
Maria Vergine.
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