LE DUE NASCITE

di Sant'Agostino


1. Celebriamo oggi un giorno di festa, una solennità che ritorna ogni anno, il Natale del Signore Nostro Gesù Cristo: la Verità è gennogliata dalla terra (salmo 84, 12), il giorno da giorno è sorto nel nostro giorno: rallegriamoci ed esultiamo in esso (salmo 117, 24). La fede dei cristiani comprende quale vantaggio ci ha recato l'u- miltà di un Dio così sublime, ma ciò è lontano dal cuore degli empi, poiché Dio ha tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le ha rivelate ai piccoli (Matteo, 11, 25). Rimangano perciò fedeli gli umili all'umiltà di Dio, affinché con questo così valido aiuto - quasi un giumento che soccorre alla loro debolezza - possano pervenire all'altezza di Dio. I sapienti e gli intelligenti', invece, ricercano sì le cose grandi di Dio, ma non credono a quelle umili, e pertanto, proprio perché trascurano queste ultime, non sanno neppure pervenire a quelle. Vuoti e volubili, gonfi d'orgoglio, rimangono come sospesi tra cielo e terra, quasi afferrati dai soffi del vento. Sono certamente sapienti e intelligenti, ma lo sono secondo questo mondo, non secondo colui che ha creato il mondo. Se infatti fosse in loro la vera sapienza, quella che proviene da Dio, che anzi è Dio, comprenderebbero che Dio poteva assumere un corpo senza, per questo, mutarsi in corpo; comprenderebbero che Dio ha assunto ciò che non era, pur rimanendo ciò che era; che è venuto a noi assumendo la natura umana senza per questo allontanarsi dal Padre; che è rimasto ciò che da sempre è ed è apparso a noi nella nostra stessa natura; che ha nascosto la sua potenza in un corpo di bambino senza per questo sottrarla al mondo. Come l'intero uni- verso ha bisogno di lui che rimane presso il Padre, così il parto della Vergine ha bisogno di lui che viene a noi. La vergine madre è la prova della sua potenza: vergine prima di concepire, vergine dopo aver partorito; fu trovata, non resa, incinta; fu incinta di un maschio senza l'intervento di un maschio, ed è più beata e più mirabile ancora per aver ricevuto il dono della fecondità senza perdere la sua integrità. Ma quei sapienti preferiscono ritenere inventato, non realmente accaduto, un così grande núracolo. E così, a proposito di Cristo uomo e Dio, per non poter credere alla sua natura umana, la disprezzano, e non potendo disprezzare quella divina, non vi credono. A noi invece, quanto più essi la disprezza- no, tanto più è accetto nell'umiltà di Dio quel suo corpo di uomo, e quanto più a quelli appare impossibile, tanto più crediamo opera divina il parto di una vergine che ha generato un bambino.

2. Celebriarno dunque il Natale del Signore con la dovuta solennità e una partecipazione numerosa. Esultino uomini e donne: Cristo è nato uomo, è nato da una donna: entrambi i sessi così sono stati onorati. Si trasformi dunque nel secondo uomo chi nel primo uomo, cioè Adamo, era stato precedentemente condannato (cfr. 1 Corinzi, 15, 49). Una donna ci aveva indotti alla morte, una donna ci ha generato la vita. È nata una carne simile a quella del peccato (Romani 8, 3), perché da essa venisse purificata la carne del peccato. Non si condanni dunque la carne, ma, affinché la natura viva, muoia la colpa: egli infatti è nato senza colpa, perché chi è stato nella colpa possa rinascere in lui.
Esultate, giovani che avete scelto la vita consacrata, che avete deciso di seguire Cristo in modo speciale e non vi siete curati del matrimonio. Colui che avete tro- vato da seguire non giunse a voi attraverso l'uso del matrimonio proprio per darvi la capacità di saper rinunciare a ciò attraverso cui siete venuti al mondo. Voi infatti siete.venuti al mondo attraverso le nozze: Cristo, invece, senza queste nozze, è venuto alle nozze spirituali, e vi ha donato di saper rinunciare alle nozze perché vi ha chiamati a nozze speciali. Per questo non cercate le nozze, dalle quali pur siete nati: perché avete amato più degli altri colui che non è nato da nozze carnali.
Esultate, vergini consacrate: la Vergine vi ha generato chi voi potete sposare senza perdere l'integrità: non potete perdere ciò che amate né quando lo concepite né quando lo partorite.
Rallegratevi, voi giusti: è il Natale di colui che giustifica; rallegratevi voi che siete deboli e infemi: è il Natale di colui che risana; rallegratevi, voi che siete prigionieri, è il Natale di colui che libera; rallegratevi voi che siete schiavi: è il Natale di colui che è Signore. Esultate, voi liberi, è il Natale del liberatore; rallegratevi voi cristiani tutti: è il Natale di Cristo!

3. Cristo, che nato dal Padre ha creato tutti i tempi, nascendo da una madre ha consacrato e consegnato questo giorno a tutti i tempi. La prima nascita non ebbe bisogno di una madre, la seconda non richiese l'intervento di un padre. Cristo quindi è nato e da un padre e da una madre, e senza un padre e senza una madre: da un padre, come Dio, da una madre, come uomo; senza madre come Dio, senza padre come uomo: Chi potrà, dunque, narrare la sua nascita? (Isaia 53, 8), sia la prima avvenuta senza tempo, sia questa terrena, avvenuta senza se- me di uomo: la prima senza inizio, la seconda senza un modello; la prima che fu sempre, questa che avvenne in un momento preciso del tempo; la prima che non ha fi- ne, questa che inizia dove termina?

4. A ragione dunque i profeti annunciarono prima che nascesse e i cieli e gli angeli quando fu nato. Giaceva in una mangiatoia, ed era colui che regge il mondo; appariva come un bambino che non parlava, ed era la Parola. colui che i cieli non possono contenere, era portato nel grembo di una donna: Maria sorreggeva colui che è il nostro re, portava in grembo colui nel quale viviamo, allattava colui che è nostro pane. O palese debolezza e mirabile umiltà quella nella quale la Divinità volle celarsi! Con la sua potenza sorreggeva la madre alla quale sottostava come bambino; nutriva della sua verità colei al cui seno succhiava! Ci ricolmi dei suoi doni colui che non disdegnò di iniziare la vita umana come tutti noi uomini, e ci renda figli di Dio colui che per noi volle diventare figlio dell'uomo.







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